Famelico è il desir ch'ebbe a finirsi
negli aspri giorni in che di doglia e pianto
né d'alcun ben già mai poté notrirsi.
Oscurato è il desir da poi che tanto
il cieco affetto la ragione abbaglia
che l'è d'intorno come opaco manto.
Infinito è il desir che perché saglia,
perché tenti abbracciar bellezze interne,
non mai se stesso in qualche parte agguaglia.
Dunque se la mia donna questo scerne,
e se mi è cibo e sole e ben sopremo,
e sa come in tal caso si governe,
i' più spero che temo,
ancor che paia di sua grazia scemo.