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1529–1575

CLXIII

Giovan Battista Nicolucci

Vivi ardenti sospiri, l'anima mia vi porti a i miei desiri. L'anima mia dal morto cor si parte, e prende vita da l'incendio vostro,

e da l'oggetto nostro, che del gran bel del cielo è qua giù sì gran parte. Qual neve adunque, o gelo,

qual fiero clima, qual orrida parte, vieterà l'amoroso caldo mio, e avrà tal forza, ch'io l'alma non spinga e spiri

a quella che mi dà pace e martiri? Ite, spiriti accesi, ite veloci: né di lagrime pioggia, ch'io distille, ritardi le faville,

che mi traggon dal petto queste alte e rotte voci. Ite con dolce affetto: e del mio pianto a i corsi più feroci

s'infiammi in voi più la bramosa voglia, e ella vi raccoglia in più soavi giri de i lumi, onde convien ch'io la sospiri.

Bench'io, partendo voi, languisca e mora, spiriti miei distrutti a poco a poco in doloroso foco, non allentate il volo,

mentre da noi s'adora colei ch'è il mio ben solo, e se m'ancide può bearmi ancora. Volate omai, né di me, nel camino

a lei ch'è il ben divino, pietà mai vi ritiri: perché morto vivrò, pur ch'io la miri.

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