Vivi ardenti sospiri,
l'anima mia vi porti a i miei desiri.
L'anima mia dal morto cor si parte,
e prende vita da l'incendio vostro,
e da l'oggetto nostro,
che del gran bel del cielo
è qua giù sì gran parte.
Qual neve adunque, o gelo,
qual fiero clima, qual orrida parte,
vieterà l'amoroso caldo mio,
e avrà tal forza, ch'io
l'alma non spinga e spiri
a quella che mi dà pace e martiri?
Ite, spiriti accesi, ite veloci:
né di lagrime pioggia, ch'io distille,
ritardi le faville,
che mi traggon dal petto
queste alte e rotte voci.
Ite con dolce affetto:
e del mio pianto a i corsi più feroci
s'infiammi in voi più la bramosa voglia,
e ella vi raccoglia
in più soavi giri
de i lumi, onde convien ch'io la sospiri.
Bench'io, partendo voi, languisca e mora,
spiriti miei distrutti a poco a poco
in doloroso foco,
non allentate il volo,
mentre da noi s'adora
colei ch'è il mio ben solo,
e se m'ancide può bearmi ancora.
Volate omai, né di me, nel camino
a lei ch'è il ben divino,
pietà mai vi ritiri:
perché morto vivrò, pur ch'io la miri.