Istro, che fai, che il corso tuo non pieghi
dove il bel sol de gli occhi miei soggiorna?
Vola, e dove di fiori il gelo adorna,
quivi il tuo piè si torca e drizzi e leghi.
Visto che avrai, se luci liete spieghi,
più ch'aventato stral rapido torna:
ma se languisce, attuffa in Po le corna,
né più ti vegga, e il ciel l'aria mi nieghi.
Se tornar vuoi, vieni, e di speme finta
novelle porta, e con quel caldo intingi
questo tremante cor, pria che s'agghiacci.
Si dirà poi che già traesti, vinta
l'empia luna, l'augel sacro d'impacci,
e ch'or la vita in morto amante pingi.