Non potria mai, s'io cento bocche avessi,
eterno fiato, e voci alte sonore,
la mia lingua a la tua far degno onore.
Ella non fia mai sazia
di portarti a le stelle
donde discese la tua tanta grazia,
e celebrar quelle dolcezze, quelle
chi sì l'ira e la morte
disacerbar, con pronte guise accorte,
che per la gioia lor questa mia vita
non fu, quantunque fosse già, finita.
Oh gioia alma infinita,
troppo soperchia il mio voglioso affetto,
che capir non potria riva né fondo,
versi, parole, e ogni stupendo effetto.
Oh da tenebre dì chiaro e gicondo!
Oh ch'angelica man, che spirto eletto
per me ti mosse, che celeste umore?
Lingua, la lingua a te consacro e il core.