Tra rose aperte e tra lucenti raggi
i miei pensier, né ben né poco saggi,
m'han l'alma chiusa e ascosta,
e in dolce e duro carcer l'han riposta.
Dolce, mentre ti miro
o che l'imaginar a te m'accosta,
e godo la beltà che sì desiro;
crudo, perch'ho martiro
de la beltà senza tua grazia ingrata,
ché il fior è l'una e l'altra è la radice.
Anima sfortunata,
né l'odio altrui né l'amor tuo felice
esser né mia né di costei ti lice,
né in libertà né serva,
né dal timor gelata
né la speme accesa;
condizïon proterva,
poiché a nimica tal ti trovi arresa
che sei prigion da te, ma non sei presa.