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1529–1575

CCXXXIV

Giovan Battista Nicolucci

Quel che per dolcemente travagliarmi fece madonna con sua faccia trista i' non potei veder, perché a quel guardo, che per meglio ferirmi trasse l'armi,

sempre abbassai la vista. Se salda la tenea e in gesti di martire i' le dicea: - Ah, cruda! Ahimé, ch'io ardo! -

la finta sua severità cadea, e si saria scoperto il viso del mio amor pietoso e certo. Or in dolce diporto

ed in vezzosi giochi, rammentandomi i lochi i tempi, i giorni, e l'ore, e gli atti e le parole,

con un soave ardore m'empie di vario, novo, almo conforto che ne l'empireo ciel tirar mi sole, tanta dolcezza par che da lei fiochi,

e narra meco il simulato caso, e qual sarebbe il volto suo rimaso s'erano gli occhi miei contra lei duri, e per li nostri fochi

vuol ch'io me n'assicuri. Né resta, perch'io faccia i miei scongiuri con dirle quanto i' ne sia ben suaso, ch'ella con luci ardenti non me 'l giuri.

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