Quel che per dolcemente travagliarmi
fece madonna con sua faccia trista
i' non potei veder, perché a quel guardo,
che per meglio ferirmi trasse l'armi,
sempre abbassai la vista.
Se salda la tenea
e in gesti di martire i' le dicea:
- Ah, cruda! Ahimé, ch'io ardo! -
la finta sua severità cadea,
e si saria scoperto
il viso del mio amor pietoso e certo.
Or in dolce diporto
ed in vezzosi giochi,
rammentandomi i lochi
i tempi, i giorni, e l'ore,
e gli atti e le parole,
con un soave ardore
m'empie di vario, novo, almo conforto
che ne l'empireo ciel tirar mi sole,
tanta dolcezza par che da lei fiochi,
e narra meco il simulato caso,
e qual sarebbe il volto suo rimaso
s'erano gli occhi miei contra lei duri,
e per li nostri fochi
vuol ch'io me n'assicuri.
Né resta, perch'io faccia i miei scongiuri
con dirle quanto i' ne sia ben suaso,
ch'ella con luci ardenti non me 'l giuri.