Amor dinanzi a me squarciò quel velo
con che agli occhi del mondo asconder volse
l'infinita beltà, che in voi raccolse
e terminò Natura e il Re del Cielo.
Di sfrenata virtù, d'ardente zelo,
così i pensieri ed i desir mi sciolse,
e subito il mio spirto al vostro avolse,
che in tanto ardor non mi ritenne il gelo.
Voi, turbata ch'a voi senza ritegno
corressi, mi scacciaste, e alfin ch'io mora
se tornar oso grida il fiero sdegno;
io, che pur giungo al passo che m'accora,
tra il colpo e la ferita, ohimé, qual vegno,
che più non vivo e non son morto ancora?