Quando la notte di riposo asperge
le stanche membra e i pensier d'alto oblio,
un vago augel, nonzio di ben di Dio,
me dal senso profondo oppresso emerge.
Indi al suo obietto sì la mente s'erge
che, chiusi gli occhi, i'veggo l'idol mio,
e o vegghi o dorma i'son fuor di quel rio,
in che l'animo altrui sue cure immerge.
Rapido mormorio di ferma voce,
che col soave suon rompendo il sonno,
il sonno induci e in sogno i miei contenti,
o per me vivi accenti tuoi, che ponno,
se mi dèsti al mio cor, se m'addormenti,
a l'imagine mia far lei veloce!