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1529–1575

CCXLVII

Giovan Battista Nicolucci

Se un sì fiorito maggio, sì più che il sole adorno di beltate, ha di costei l'etate, quanto seren fia del suo verno il raggio?

Dentro a me dicea questo un pensier saggio, quando ne le tenèbre, al legarmisi i sensi e le palpèbre, per lungo aspro viaggio,

l'imaginar disciolto m'ebbe la mente volto. Ridir non so il camin, ma ben varcai alpi, torrenti, laghi e fiumi e mari;

poscia in un pianto entrai, ove due aspetti rari A man sinistra giace ombrosa valle, sotto vaga aurora

de la stagion, che fora manda i Gemelli con ardente face, qual più ingemmata vesta e cara pace qua giuso il verde smalto

porga a la vista, o il ciel ceruleo d'alto; l'occhio contesa face, e gli indistinti odori de i bei dolci colori

dolce l'aria e il desio, dolci i pensieri rendon d'Amore a l'invisibil arco. Qui ruscelli e sentieri declinan tutti a un parco,

ove una ninfa danza e attende al varco. Ecco improviso canto misto con queto suon che nol distempra: e sì soave tempra

ond'esca non si scorge in alcun canto. Bende fregiate e più d'un ricco manto, treccie d'or, vivi sguardi, ghirlande, faci e vari groppi e dardi,

intra sospiri e pianto, ecco apparirmi a volo: e Amor lascivi a stuolo, a cui spirti d'Averno trasformarsi,

ecco furando van qua, là, d'ascosto. Ecco il ciel oscurarsi, e aprirsi un speco tosto, che ha i van furti e piacer sotterro posto.

Un'antica Sibilla da l'altra parte sede in cima a un monte: ver la cui nuda fronte, che percossa del sol da breve stilla,

ne la più cieca notte più sfavilla, drizza da chiaro occaso sue corna l'animal congiunto al Vaso, che acque stellanti stilla.

Quest'erto poggio stassi saldo per quadri sassi d'agate e calcidoni e altre pietre più fine assai, così lucide e pure,

che se mirar s'impetre da lor le lor figure, qui i riguardanti fan de i cor pitture. Sento canora tromba

aver da un'aura sì possente il fiato, ch'intorno, in ogni lato, ma più verso le stelle, alto rimbomba. Veggo candide bende e vel da tomba,

santi occhi, capei bianchi, palme, allòr, lumi e fogli non mai stanchi, per piume di colomba e grido glorioso,

girar senza riposo. Veggio venirne a far sacre rapine gli aligeri corrier del re superno; e lampeggiando al fine

fendersi il regno eterno, e in sé abbracciar queste bellezze i'scerno. Le due vite, ch'io vidi, canzon, congiunto han ne la nostra diva

da le lor forze i più leggiadri stili. Che se sì fresca e viva or ha pensier senili, ben da Dio avrà maturi anni gentili.

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