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1529–1575

CCXIV

Giovan Battista Nicolucci

Poi che al tuo sol chiaro natale apporti, più volte e più, se forza han mie parole, torna, lucido sol, torna al tuo sole. Tu sei nel ciel de gli altri il maggior lume:

il maggior è costei de gli altri in terra. E se per dar qua, là, col corso il giorno tu giri intorno intorno, ella senza partir dal regio fiume,

ove de l'augel bianco il piede afferra, stende vigor, che il nostro mondo allume. Questo giorno però lieto disserra, e col volto di rose e di viole

torna, lucido sol, torna al tuo sole. Veggiam del tempio eccelso i vivi lampi, a l'apparir che fai, tutti dispersi, e a questa luce, che le viste sugge,

ogni altra si distrugge, onde i celesti e i terrestri campi da i soli vostri rai restan cospersi: e l'aria e ogni alma indi convien ch'avampi.

Sì che, se son due aspetti in un conversi, e l'una la sù, l'altro qua giù si cole, torna, lucido sol, torna al tuo sole. Da te spirto vitale e verdi fronde

e fiori e frutti e quel che gli occhi pasce: da lei beltà, virtù, senno e valore e angelico splendore; per te l'opre correnti e ognor feconde

di ciò che si tramuta e manca e nasce: per lei le ben di Dio sempre gioconde. Dunque fia mai che sì bel sol tu lasce? Deh, s'aver gioia l'un con l'altro sòle,

torna, lucido sol, torna al tuo sole.

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