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1529–1575

CCXI

Giovan Battista Nicolucci

I'ti conosco, o finto angel superno, per cui l'orgoglio i queti regni assalse; i'ti conosco a le lusinge false, che sotto breve riso han pianto eterno.

Nel consiglio il venen sparso discerno: proponi quel che qua giù in pregio salse per somma gioia, e quel che poco valse, come inopia e viltà, per trazio interno.

Deh, buon spirto del ciel, che in me t'estendi, s'io non spengo di me la tua memoria, e con sue arme il tuo nimico offendi, che fai? Ond'è che per nostra vittoria

da disagio e umiltà seme non prendi, che m'abbia da fiorir celeste gloria?

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