I'ti conosco, o finto angel superno,
per cui l'orgoglio i queti regni assalse;
i'ti conosco a le lusinge false,
che sotto breve riso han pianto eterno.
Nel consiglio il venen sparso discerno:
proponi quel che qua giù in pregio salse
per somma gioia, e quel che poco valse,
come inopia e viltà, per trazio interno.
Deh, buon spirto del ciel, che in me t'estendi,
s'io non spengo di me la tua memoria,
e con sue arme il tuo nimico offendi,
che fai? Ond'è che per nostra vittoria
da disagio e umiltà seme non prendi,
che m'abbia da fiorir celeste gloria?