I'ti conosco, o nuda spoglia e ombra
del ben, ch'al carcer tuo mai non apparve:
i'ti conosco alle mentite larve,
onde qua giù la notte ognor n'ingombra.
Vero sol, co'tuoi raggi i nostri adombra,
a cui quest'altro sol più chiaro parve,
e se mai sogno, rotto il sonno, sparve,
l'invisibil error da noi disgombra.
Deh, se l'eccelso magistero adorno
gli occhi rapisce a rimirar le stelle
(non dubbi segni del verace giorno),
che voglie, fatte nostre e al ciel ribelle,
fuggono il ciel, che gira intorno intorno,
chiamando l'alme a farsi eterne e belle?