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1529–1575

CCVIII

Giovan Battista Nicolucci

Alto Signor, che per salvar tuoi figli te padre e figlio festi e a morte acerba desti onde ne vien da'tuoi benigni cigli

contra eterno morir viver eterno, ah, tranne da i perigli de i duri essigli e del vorace inferno! Miserere di nostra cieca voglia,

che del suo mal voler sì ben s'invoglia. Alto Signor, ch'ornasti e terra e cielo di tante belle forme, perch'io in te mi trasforme

e non m'adombri nel terreno velo, che con false dolcezze invesca i vanni, ah, vinca il tuo gran zelo il mio gran gelo in discacciar gli inganni!

Miserere del mondo errante e rio, che con sue vanità prende il cor mio. Alto Signor, che il regno de le stelle e il santo coro amico

purgasti del nimico, cangiando in serpe le sue membra belle (ch'ebber l'abisso e fur sì triste ad Eva), ah, de l'empio ribelle

l'insidie felle a me discopri e leva! Miserere del morso aspro e mortale, che abbatte senza te l'anima frale. Alto Signor, che da corrente fiume

di sangue, hai d'acqua fonte creato a nostra fronte, acciò che macchia più non ne consume e siam la tua magion con la tua croce,

ah, cangi destro lume il mio costume antico in me feroce! Miserere di mia caduca vesta, che per più guerra far, più viva resta.

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