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1529–1575

CCVI

Giovan Battista Nicolucci

–Popolo mio, che feci, in che t'offesi? Rispondi al tuo Signore. Perché ti trassi de l'Egitto fore, desti in mercè la croce al Salvatore.–

Così Giesù parlava: e ecco il legno, che fu acerbo sostegno del dolce pegno, che per noi ne more. Venite del suo sangue a cinque porte.

Santo Dio, santo e forte, santo, immortal, pietà per la tua morte! –Popolo mio, che feci, in che t'offesi? Deh, al tuo Signor risposta!

Nel deserto otto lustri la man tosta non méssi a darti manna e miglior costa?– Così Giesù parlava: e ecco il legno che fu crudo sostegno

del gentil pegno, che sì al padre costa. Venite di sue piaghe a nostre scorte. Santo Dio, santo e forte, santo, immortal, pietà per la tua morte!

–Popolo mio, che feci, in che t'offesi? Il tuo Signor non odi? I'pur piantai la vigna che tu godi, e n'ebbi aceto, spine e lancia e chiodi.–

Così Giesù parlava: e ecco il legno, che fu duro sostegno del caro pegno, tal per nostre frodi. Venite al suo morir che al ciel ne porte.

Santo Dio, santo e forte, santo, immortal, pietà per la tua morte!

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