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1529–1575

CCLIII

Giovan Battista Nicolucci

Non più le forze tue crudeli e false, che note a gli occhi miei dal cor son dome, non più quel foco oscuro e aspro tanto, dond'arse l'orgoglioso ardir, dond'alse

la scacciata ragion, non più quel canto, che si cangiava in pianto, e l'effetto perdea serbando il nome, i'cheggio, Amor: ma se già mai mi calse

de le tue insegne, or franco i'le abbandono. E di madonna a l'alma che tien di te la palma, rivolgo i sensi e le parole e il sono:

col suo spirto, ch'è luce e ben di Dio, sì raccendendo il mio, che novo pellegrin voler sublime i'diffonda in concetti, e in voci, e in rime.

Fu divina cagion, che a lei mi trasse, quando ella a i gran tremor che diè la terra, formava da'begli occhi e dal bel petto sì pietoso dolor, che se mandasse

in faccia il ciel di sé simile affetto, tai sariano a l'aspetto le lagrime e i sospir che il ciel disserra. I'perché adunque a voglie e opre basse

precipitai da sì alto principio? Se spazioso Amore, che mai non s'ange o more, sciolto mi volse, perché fui mancipio

de l'empio Amor, che a un palmo sol di vista sì ne stringe e contrista? Or dopo mezzo rio con fin tranquillo il primo santo ardor giungo e sigillo.

Se non s'uniscon mai color diversi, nel regno (anzi prigion) de i ciechi amanti qual nodo accoppierà due cor difformi, poi che sì rade volte ambi confêrsi,

ancor che, in van desio fatti conformi, un stesso amor gli informi? Spesse fiate l'un lieti ha i sembianti, l'altro gli ha di pallor per doglia aspersi:

se gela l'un, l'altro arde: or qui sospetti e là querele atroci: or qui spietate voci, e là taciti inchiusi alti dispetti:

quindi dolci umiltà, dolci preghiere, quindi ripulse fiere. E se ugual fiamma un dì li tiranneggia, mille amari un tal dolce non pareggia.

Da perversi pensier, da voglie ardenti l'alma si sface, pria che si componga. E chi da se medesmo ognor discorda, e raggirato è da contrari venti,

come con altri mai stretto s'accorda? Lume orbo e orecchia sorda a veder ad udir non si disponga. Come, chi sé non ama, altrui contenti

mirar potrà, non che bramar già mai? E se tu il mondo fuggi, e solingo ti struggi, quando al mio scampo la man pronta avrai?

Due candide fedeli anime pari, con spirti infusi e chiari, sorte e virtù commune e propria fansi, né in disvoler punto di noia dansi.

Questi che il volgo ignaro estolle e appella veri afflitti amator saldi e celati, son falsi e stolti, e sono infermi, e aperti nimici in ogni parte al ben rubella.

Onde, per far miei dì sereni e certi e d'alma gloria esperti, specchi eterni del ciel vivi e beati, de i giri vostri a l'una e a l'altra stella

ricorro, e a l'altre angeliche bellezze; che s'affrenar mio corso, a strati e a morte corso, quando le luci mie furon sì avezze

ne l'estremo splendor (ch'anco le abbaglia, se improviso m'assaglia), or che cede al divin la frale scorza, da sollevarmi a Dio quanto avran forza?

Canzon, lo sdegno accresco e non acqueto, più ripensando ne l'error più grave al mio stato soave: e poi che il disfogar porge conforto,

se compagna ti do non ti fo torto.

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