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1529–1575

APPENDICE

Giovan Battista Nicolucci

Amor, seco mirando Dal ciel Madonna, quando Vide il crin d'oro al Sol vincere il Sole, Disse queste parole:

- O chiome al mondo sole, In voi sole mi fido; Non sara più mio nido Pafo, o Citera, o Idalio, o Menfi, o Gnido. -

Poi, tacendo, discese, E in mezo a lor si stese, Et, per restarvi lungamente involto, Intricò il nodo sciolto.

Ella, bagnando il volto Et le vermiglie rose, Et con voci dogliose, L'ira e il ferro e la man dentro vi pose.

Misero crin, ch'oltraggio Ti fe', colei ch'un raggio di te faceva intorno al capo a l'hora Che sorgeva l'aurora!

Più teco non dimora, Misero crin diletto, Più non t'allunghi al petto Che solevi baciar senza rispetto.

In quell'impito atroce Amor perdé la voce Et volò su la fronte, e fu sì fiso Ne l'angelico viso

Che poi, da sé diviso, Non potè gridar forte: - Donna - tu dai la morte A tuo' capegli, al mondo, e a la mia sorte!-

Ma mentre e per la faccia L'un piacer l'altro scaccia, Sì ch'egli entrò ne' rugiadosi lumi Ch'eran correnti fiumi,

Hor perché nol consumi L'ardor, che sempre cresce Et che col pianto n'esce, Ne le lagrime l'ali abbatte e mesce.

Et, dapoi che legarne Non ha potuto e farne Quel con le treccie che s'havea preposto, Ne gli occhi albergo ha posto,

Et saetta nascosto Quantunque ognun si guardi, Et son gli acuti dardi Et l'arco suo le ciglia e i dolci sguardi.

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