Amor, seco mirando
Dal ciel Madonna, quando
Vide il crin d'oro al Sol vincere il Sole,
Disse queste parole:
- O chiome al mondo sole,
In voi sole mi fido;
Non sara più mio nido
Pafo, o Citera, o Idalio, o Menfi, o Gnido. -
Poi, tacendo, discese,
E in mezo a lor si stese,
Et, per restarvi lungamente involto,
Intricò il nodo sciolto.
Ella, bagnando il volto
Et le vermiglie rose,
Et con voci dogliose,
L'ira e il ferro e la man dentro vi pose.
Misero crin, ch'oltraggio
Ti fe', colei ch'un raggio
di te faceva intorno al capo a l'hora
Che sorgeva l'aurora!
Più teco non dimora,
Misero crin diletto,
Più non t'allunghi al petto
Che solevi baciar senza rispetto.
In quell'impito atroce
Amor perdé la voce
Et volò su la fronte, e fu sì fiso
Ne l'angelico viso
Che poi, da sé diviso,
Non potè gridar forte:
- Donna - tu dai la morte
A tuo' capegli, al mondo, e a la mia sorte!-
Ma mentre e per la faccia
L'un piacer l'altro scaccia,
Sì ch'egli entrò ne' rugiadosi lumi
Ch'eran correnti fiumi,
Hor perché nol consumi
L'ardor, che sempre cresce
Et che col pianto n'esce,
Ne le lagrime l'ali abbatte e mesce.
Et, dapoi che legarne
Non ha potuto e farne
Quel con le treccie che s'havea preposto,
Ne gli occhi albergo ha posto,
Et saetta nascosto
Quantunque ognun si guardi,
Et son gli acuti dardi
Et l'arco suo le ciglia e i dolci sguardi.