Deh, quante volte, in su 'l mattin cogliendo
il dolce fico, che tra foglia e foglia
rugiadoso di mel pendea piangendo,
chino la fronte e lacero la spoglia,
il diedi a te, tra me stesso dicendo:
«Così mi stillo in lagrimosa doglia.
Come sei tanto ingrato, idol mio caro?
Ti dono il dolce e tu mi dai l'amaro.»