Né tu talvolta, il tetto inculto e scabro
entrando ad illustrar d'umil capanna,
schiverai forse enfiar con dolce labro
la mia villana e boschereccia canna.
Quivi d'Amor, che de' miei danni è fabro,
conterò i torti e com'ognor m'affanna,
finché 'l girar de' begli occhi soavi
soavemente un lieve sonno aggravi.