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1569–1625

Testa di Annibale.

Giovambattista Marino

Sono ANNIBAL, per queste rupi Alpine a l'Italico sen la via m'apersi; e con invitta man sovente aspersi del buon sangue Roman l'erbe Latine.

Ma da l'armi d'Amor pur vinto al fine la luce mia di tenebre coversi; e tra vezzi e delizie il cor sommersi prigioner d'un bel ciglio, e d'un bel crine.

Ne vengo a te, del cui valor non s'ode grido più chiaro; e te Signor confesso degno assai più di gloriosa lode. Che può vil ombra a sì gran Sole appresso?

Io varcator de l'Alpi, e tu custode, io vincitor d'altrui, tu di te stesso.

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