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1569–1625

Pt.1 Historie 3

Giovambattista Marino

Tu, ch'al real soggiorno del magnanimo PIERO pur ora arrivi, o peregrin straniero, là dove d'ogn'intorno

in porfidi, in diaspri, in alabastri folgoran l'auree stelle, e gli aurei rastri se di saver ti cale in qual più nobil opra

i miracoli suoi l'Arte discopra, mira là ciò che vale, d'ombre insensate animator divino, lo stil vanto di Roma, onor d'Arpino.

Arpin del novo pegno porta superbo il ciglio più che del suo primier facondo figlio. In ambo è par l'ingegno,

a l'un e l'altro artefice gentile son communi i color', commun lo stile. Ma se con varie note turbar sapea colui

a sua voglia e sedar gli animi altrui, ecco questi, che pote donar, fabro eloquente, allor che tace, a l'imagini mute alma loquace.

Vedi colà, non vedi il Giovinetto ebreo, ch'a piè si stende il vantator Getheo? Forse pittura il credi?

Senso e spirto non hai, qualora il miri, se dirai che non senta, e che non spiri. E se manca ne l'atto del simulacro immoto

l'effetto al colpo, ed a la mano il moto, onde il ferro già tratto, anzi in alto levato, in su 'l cadere di ferir sempre accenna, e mai non fère;

ciò non avien, ch'io pensi, perché d'anima prive sien quelle forme e quelle linee vive; ma perché non conviensi

in magion di CLEMENZA, e di Pietade, trattar le morti, insanguinar le spade.

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