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1569–1625

Properzio.

Giovambattista Marino

Perché dipinto il volto m'abbia di troppo livido pallore, alcun però non sia che poco o molto riprenda il gran Pittore.

Per la mia Cinthia afflitto egli mi finse, e quando mi dipinse, perché novo Gorgon lasciato essangue m'avea di spirto e sangue,

tal era il mio colore. Quel che manca a l'effigie, è sol del core l'uso vital; ma né pur questo ebb'io: vissi ne l'altrui petto, e non nel mio.

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