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1569–1625

Poeta Gobbo.

Giovambattista Marino

Chi ti vuol far morir, ser Gobbettino, (minacci a posta sua) s'inganna, e falla. Fa' (come fai) l'ufficio di Pasquino, e ridi, e canta pure, e tresca, e balla.

Circa il baston, tu porti quel cuscino, che ti para ogni colpo in su la spalla. L'acqua non puoi temer, ché sei Delfino, onde se cadi in giù, risorgi a galla.

S'alcun ti vuole in aria strangolato, tu non hai collo da darvi la volta, itaque non puoi essere impiccato. Il fuoco poria nocerti talvolta,

se quel tuo corpicello orbiculato non fusse fatto a cupula, ed a vòlta. Ergo volta e rivolta, tu non dèi de la morte aver paura,

e sei fatto immortal contro Natura. Potresti per ventura, come Tifeo, da Giove esser percosso, se ti vedesse con que' monti addosso.

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