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1569–1625

Parasito.

Giovambattista Marino

Natura, che mi désti tra i Lecconi rabbia di Lupo, e fame da Tinaccio, perché, capace di molti bocconi, non darmi ancor la bocca del Boccaccio?

Ché non farmi a lo stomaco i bottoni per votare ed empir sempre il corpaccio? O almen per mandar la robba in giùe di Scilla il ventre, e 'l collo de la Grùe?

Ecco, io non mangio piùe dal dì che tracannato arrosto e lesso, non avend'altro, divorai me stesso. L'anima ghiotta adesso

condannata in cucina appresso il fuoco ha de l'Inferno suo ministro il Cuoco; e 'n così fatto luoco assaggia ognor di Tantalo i tormenti,

poi che da masticar non ha più denti.

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