‘Ché la mia Roma amata
abbi a te stesso, ed abbi a me serbata,
questo è quanto a te dar premio poss'io’,
disse il Tebro ad Orazio, ‘Orazio mio.
A la patria diletta,
ch'al trionfo t'aspetta,
renderti, quasi caro e ricco dono,
salvo con l'onda, e celebre col suono.’