Ingrato ingrato Apollo,
ingratissime Muse, altro monile
da voi sperava il mio faceto stile
di quel che vide in su l'estremo crollo
Roma cingermi il collo.
Pompose essequie e belle
apparecchiaste a la mia morte oscura.
Fu l'Universo la mia sepultura,
e del mio funeral fur le facelle
tutte quante le stelle.
Sudar che valse tanto
per animar con armonia concorde
d'arguta cetra le sonore corde,
s'altra corda deveami, o coro santo,
serrar la via del canto?
Di Pindo e di Permesso,
vago di poetar, le cime ascesi,
misero, ed a compor non altro appresi
ch'un duro groppo, ed a formar con esso
tragedia di me stesso.
Tentai farmi eminente,
e 'n altro monte, ove di rado uom sale,
e 'n altra pianta, ove volai senz'ale,
restai, canuto il pel, Cigno dolente,
spettacolo pendente.
Forza d'empio destino
ma più d'invidia rea mi fece in morte
fiero trofeo di miserabil sorte,
ond'ebbi a divenir, vecchio meschino,
Martire di Pasquino.
Tema i sovrani Heroi,
ed apprenda da me pur troppo audace
i Grandi a reverir lingua mordace,
se non vuole il Carnefice far poi
ballar ai versi suoi.