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1569–1625

Medusa.

Giovambattista Marino

Qual credi tu che fusse il vivo aspetto, se 'l volto mio, ben che di vita casso, altrui fa divenir rigido sasso, di tal veleno ha il fiero ciglio infetto?

Tu, che t'affisi in sì tremendo oggetto, volgi altrove lo sguardo, o tienlo basso, se qui fermando pur stupido il passo di trasformarti in me non hai diletto.

Ah fuggi, o torci i vaghi lumi indietro, ché se ben marmo io son, virtù fatale spiro dagli occhi, ond'ogni corpo impètro. Non so se mi scolpì scarpel mortale,

o specchiando me stessa in chiaro vetro la propria vista mia mi fece tale.

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