Skip to content
1569–1625

Medea.

Giovambattista Marino

Fuggite amanti Amor! Chi può d'Amore vincer le forze, o contrastar con lui? Signoreggiar la passion del core invan tentai, se ben Reina io fui.

Né trovar seppi al mio proprio dolore quel rimedio che spesso io porsi altrui, ché non valse virtù di pietra o d'erba la mia piaga a saldar cruda ed acerba.

Vinsi le stelle con possenti versi, Amor non vinsi invitto e trionfante. Indietro i fiumi rapidi conversi, non d'un ingrato le fugaci piante.

I mostri umiliai fieri e perversi, non un crudele e disleale amante. Fu l'Inferno da me frenato e dòmo, non fui bastante a soggiogare un uomo.

Vidi moversi i monti a le mie note, non disasprirsi un animato sasso. Potei del vago Sol fermar le rote, non arrestar d'un fuggitivo il passo.

Desperato disdegno ahi che non pote in cor di Donna addolorato e lasso? Uccisi alfin da grave duolo oppressa padre, sposo, fratel, figli, e me stessa.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Medea. · Giovambattista Marino · Poetry Cove