Vomere tra' più chiari e più felici
arò la penna mia carte feconde.
Sparsi e piantai su le Castalie sponde
d'alta immortalità semi e radici.
I campi di Virtù verdi ed aprici
irrigai di sudori, in vece d'onde.
Di temperato Sol, d'aure seconde
nutriro i germi miei Muse cultrici.
Partorìr le mie nobili fatiche
frutto di gloria, ed onorata mèsse,
qual non produsser mai stagioni antiche.
E s'è pur ver, che 'n mio terren nascesse
qualche spina pungente in fra le spiche,
fur più belle che i fior' le spine istesse.