Dunque perché possiedi,
Re stolto, onor di scettro, e copia d'oro,
del contrasto canoro
farti degno per senno Arbitro credi?
Misero, e non t'avedi
che sei nel giudicar né più, né meno
l'animal di Sileno?
Oh quanto bene, oh quanto,
per batter la misura al nobil canto,
d'Asino a chi di te non si fa specchio
la schiena converria, non che l'orecchio.