A le mie note orribili e funeste,
pregio immortal del gran coturno Argivo,
si dolse Hecuba afflitta, e pianse Oreste
da le Furie agitato e fuggitivo.
E s'a le mense del crudel Thieste
doppio apparve d'Apollo il lume vivo,
fu perch'ad ascoltar l'alte parole
non mi bastava in testimonio un Sole.