Mirò quaggiù dal Cielo il sommo Giove
d'un altro Ciel le meraviglie nòve;
e poi che gli occhi a la bell'opra affisse,
rivolto agli alti Dei, ridendo disse:
‘Tant'oltre dunque i già prescritti segni
passa l'audacia de' terreni ingegni?
Tanta è nel senno umano arte e possanza,
ch'imitandomi ancor, quasi m'avanza?
Ecco ogni sfera in picciol globo ha chiusa
l'ingegnoso Ingegnier di Siracusa.
De' Poli i siti, e de la linea torta
gradi, imagini, e segni ivi trasporta.
Con certi giri entro l'angusta mole
corre, e l'anno misura il finto Sole;
e con lucenti ed argentate corna
al novo mese suo Cinthia ritorna:
né meno han de le stelle i moti e i seggi
da l'industria del Fabro ordini e leggi.
E così ne la machina mentita
ogni fatica mia veggio schernita.
Or che più ammiro Salmonoo Gigante,
falsator del mio fulmine tonante,
se la mano d'un Vecchio oggi ha costrutto
(emula di Natura) un Mondo tutto?’