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1569–1625

Archimede.

Giovambattista Marino

Mirò quaggiù dal Cielo il sommo Giove d'un altro Ciel le meraviglie nòve; e poi che gli occhi a la bell'opra affisse, rivolto agli alti Dei, ridendo disse:

‘Tant'oltre dunque i già prescritti segni passa l'audacia de' terreni ingegni? Tanta è nel senno umano arte e possanza, ch'imitandomi ancor, quasi m'avanza?

Ecco ogni sfera in picciol globo ha chiusa l'ingegnoso Ingegnier di Siracusa. De' Poli i siti, e de la linea torta gradi, imagini, e segni ivi trasporta.

Con certi giri entro l'angusta mole corre, e l'anno misura il finto Sole; e con lucenti ed argentate corna al novo mese suo Cinthia ritorna:

né meno han de le stelle i moti e i seggi da l'industria del Fabro ordini e leggi. E così ne la machina mentita ogni fatica mia veggio schernita.

Or che più ammiro Salmonoo Gigante, falsator del mio fulmine tonante, se la mano d'un Vecchio oggi ha costrutto (emula di Natura) un Mondo tutto?’

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