– Ah, che ben ti vegg' io, ti veggio, ahi lasso,
coppia impudica, e più mirar non voglio
ne' tuoi piacer furtivi il mio cordoglio,
ove ch'io volga sconsolato il passo. –
Con questo grido una gran rupe al basso
spinse il fero Ciclope ebro d'orgoglio:
e 'n aventar lo smisurato scoglio
parve la voce tuon, fulmine il sasso.
Sasso crudel, ch'al bel garzon tremante
nel più dolce morir la vita tolse,
ne la felicità misero amante.
Pianse la bella ninfa, e 'nvan si dolse,
e gli occhi appo l'amato sembiante,
che già sciolto era in acqua, in acqua sciolse.