L'aspra sampogna, il cui tenor di cento
voci risona e cento fiati spira,
battendo a terra ebro di sdegno e d'ira
Polifemo, ond'al ciel pose spavento,
– Poiché quest'empia, che l'altrui tormento
(dicea) lieta e ridente ascolta e mira,
sol cara ha l'armonia di chi sospira,
né gradisce altro suon che 'l mio lamento,
qui spezzata rimanti e qui ti lagna
dal mio lato disgiunta e dal mio labro
cara de' miei dolor fida compagna. –
Più non diss'egli; e 'l monte arsiccio e scabro
rimbombò d'urli e 'l lido e la campagna
tremonne, e l'antro del tartareo fabbro.