A pie' de l'urna oscura, ove superba
de la mia donna trionfando siedi,
Morte, ognor ti chiam'io: ma, colto in erba
il fior d'ogni bellezza, altro non chiedi.
E te, là dove ogni mio ben si serba,
o Ciel, che novo e più bel sol possiedi,
e lui, per rinfrescar mia piaga acerba,
con tanti lumi tuoi circondi e vedi,
deh quanto invidio! e vie più lei, che leve
volò del suo mortal libera e scossa,
ove il devuto a lei seggio riceve.
Apri tu quel bel marmo, ond'almen possa,
Amor, spento ch'io sia (che sarà in breve),
giacer polve con polve, ossa con ossa.