Tacean sotto la notte Austri e procelle,
pigro giacea senz'onda il mar Tirreno,
e lui ferian d'un tremolo baleno
le faci eterne a meraviglia belle.
Splendea con chiare e lucide fiammelle
per entro il bel tranquillo il bel sereno:
ond'io, ch'apria co' remi a l'acque il seno,
credea solcar lo ciel, gir per le stelle.
La mia leggiadra e piccioletta nave
quella parea che ne' celesti giri
più di nembo o tempesta ira non pave.
Quando da lo spirar de' miei sospiri
gonfia la vela, un mar profondo e grave
mi sommerse di pianti e di martiri.