– Qui, dove ne la cava atra fucina
s'affaticano a prova i fabri ignudi,
e 'l torto dio su le sonore incudi
i tuoni a Giove e l'armi a Marte affina,
a me pena più grave il ciel destina,
e 'n più cocente incendio avvien ch'io sudi:
e colpi nel mio cor più feri e crudi
Amor raddoppia e 'n quest'alma meschina.
Anzi novo gigante, oppresso i' giaccio
da' tuoi begli occhi e fulminato e spento,
forse, crudel, perché tropp'alto intesi. –
Più volea dir; ma procelloso un vento
sorse che 'l fier pastor d'ombra e di ghiaccio
cinse, e disperse i suoi sospiri accesi.