– In qual antro, in qual lido, in qual confine,
Glauco, del nostro mar quell'erba cresce
ch'uom cangia in mostro e sue sembianze mesce
di spume e conche, e muta in alga il crine?
Forse l'umane forme in peregrine
qual tu, ratto traslate, e volto in pesce
fia che l'ardor, che nel mio cor s'accresce,
trovi fra l'acque o refrigerio o fine.
Forse ancor fia che la mia ninfa almeno
pur lieto appressi e per le vie profonde
or le baci il bel piede, or tocchi il seno. –
In queste voci appo l'amiche sponde
scior Polifemo a' suoi dolori il freno
udir l'aure, l'arene, i sassi e l'onde.