Verrà (non andrà molto) e 'l suo viaggio
fia che fermi in Trinacria astuto Greco
(Temelo già mi disse) e nel tuo speco
orbo faratti con perpetuo oltraggio.
Io, che dal tuo possente e vivo raggio,
ninfa gran tempo è già son fatto cieco,
di sì folle presagio ho riso meco
e 'l famoso indovin stimo men saggio.
Pur se fusse ciò ver ben mi dorrei,
non ch'io perdessi già questo, ch'ognora
lume ne la mia fronte ampio riluce,
quanto, che te mirar tolto mi fora.
Ché non per altro un cielo esser vorrei,
che per aprir mill'occhi a tanta luce.