Era la notte, e tenebrosa e nera
ombra mortal da l'Erebo traea,
e, quasi pompa funerale, avea
l'aere coperto, e la stellata spera;
quando, ov'al casto letto afflitta schiera
di verginelle intorno egra piangea,
celeste donna, anzi terrestre dea
chiuse i begli occhi in sempiterna sera.
Lasciò, da sonno eterno oppressa e stanca,
l'alma la spoglia, e de' bei membri uscìo
qual face suol, che sfavillando manca;
e mentre a lato a lei piangendo er'io,
Morte la 'nsegna sua pallida e bianca
vincitrice spiegò sul volto mio.