– In grembo al chiaro Alfeo vidi pur ora
l'imagin mia nel verde ombroso chiostro,
et a se stesso ha il suo splendor dimostro
il vivo sol che la mia fronte adorna.
E se non mi dipinge e non m'infiora
rosa e giglio la guancia, avorio et ostro,
già non son io pero fera, né mostro
o de le notti mie novella Aurora.
Pur, qual da sole oscura nube e vile
da te roza sembianza e boschereccia
prender può qualità bella e gentile. –
Così con aspra e rustica corteccia
pettinandosi il crin presso l'ovile
parla il Ciclope, e poi di fior lo 'ntreccia.