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1569–1625

68

Giovambattista Marino

Già de' suoi fregi impoverito il cielo Notte volgea del nero carro il freno, e 'n su l'erbette l'umido sereno stillava accolto in cristallino gelo.

Io, mentre raggio non splendea di Delo, lieto posava a bella donna in seno, quando importuno e rapido baleno squarciò de l'ombre e de le nubi il velo.

O ciell, se 'l fai per disvelarmi il vero, lampeggi invan; ch'al ben, ch'Amor m'offerse, ove l'occhio non può, giunge il pensiero. Ma Giove fu, che i nembi invido aperse,

e qual fé già di Marte il biondo arciero, i miei furti amorosi altrui scoverse.

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68 · Giovambattista Marino · Poetry Cove