Già de' suoi fregi impoverito il cielo
Notte volgea del nero carro il freno,
e 'n su l'erbette l'umido sereno
stillava accolto in cristallino gelo.
Io, mentre raggio non splendea di Delo,
lieto posava a bella donna in seno,
quando importuno e rapido baleno
squarciò de l'ombre e de le nubi il velo.
O ciell, se 'l fai per disvelarmi il vero,
lampeggi invan; ch'al ben, ch'Amor m'offerse,
ove l'occhio non può, giunge il pensiero.
Ma Giove fu, che i nembi invido aperse,
e qual fé già di Marte il biondo arciero,
i miei furti amorosi altrui scoverse.