O nel bel sen con quanta gloria assiso,
candido can, che la mia fé pareggia,
le lusinghe d'Amor gode, e vagheggia
le meraviglie del celeste viso.
Quivi i dolci latrati al dolce riso
dolce confonde, e di piacer vaneggia;
e dolce seco scherza e pargoleggia
quella crudel, che m'ha da me diviso.
Fuggi la fiera dispietata infida,
semplicetto animal, se teco a sorte
pur qualche spirto di ragion s'annida.
Strali ha ne gli occhi, e là 've parli o rida
ivi è pianto, dolor, servaggio e morte:
fuggi, fuggi meschin, pria che t'ancida.