– Perch'io difforme sia, perché pungente
abbia d'ispide sete il mento e 'l volto,
perché di negre lane irsuto e folto
il petto e 'l tergo e 'l crin porti cadente,
bella, non mi sprezzar: l'affetto ardente
gradisci almeno in roza forma accolto;
sotto ruvida scorza anco sepolto
frutto pregiato il mar serba sovente.
Ah del mio forte e smisurato busto
non rider no. Convienti, o vaga mia,
a te l'esser gentile, a me robusto. –
Dolente in atto in cotal suon languia
l'aspro Ciclope: e lungo il lido adusto
la fuggitiva Galatea seguia.