– Questo che d'aspri velli irsuto ciglio
da l'una a l'altra tempia arco mi face;
questo torto baston ch'a piè mi giace
d'uman sangue e ferin tutto vermiglio;
questo mastin che 'l minaccioso artiglio
sprezza de l'orsa e de la tigre audace,
o ninfa quanto bella, empia e fugace,
qual ti move a schernir folle consiglio?
Misero, che l'orror del mio sembiante
non fuggi tu, ma 'l giovinetto infido
segui, cui pose Amor l'ali a le piante. –
E così detto in su 'l deserto lido
di Galatea lo sventurato amante
ferì le stelle d'un doglioso strido.