Ond'è che, del mio ben fatto beato,
invido can, nemico a' desir miei,
volgi con occhi a me sì torvi e rei,
qual geloso custode, il dente irato?
Forse Giove se' tu, ch'oggi cangiato
in strania forma per Amor ti sei?
O pur, novella Circe, in te costei
ha novo altro amator chiuso e celato?
Felice te, che nel bel grembo hai sede,
e col puro candor del bianco manto
la sua mano somigli, e la mia fede.
Misero me, ch'a le tue fami intanto
dolce esca ella ministra: a me non diede
altro cibo giamai che doglia e pianto.