Skip to content
1569–1625

64

Giovambattista Marino

Questa crudel, cui per maggior mia doglia pietosa, come bella, in prima vide l'anima già tra le lusinghe infide presa d'un nodo, il qual non è chi scioglia,

deh mira, Amor, con qual superba voglia sprezza il mio pianto, e del mio mal si ride: mira, come m'impiaga, e non m'ancide, come ognor più di libertà mi spoglia.

Rompi lo smalto, ond'ella il petto ha cinto tu possente signor; fa che dal seggio caggia del crudo cor l'orgoglio estinto. Ma da te (lasso) indarno aita i' cheggio,

s'a mio sol danno armato, umile e vinto ne' suoi begli occhi prigioner ti veggio.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
64 · Giovambattista Marino · Poetry Cove