Umil sen viene a' tuoi sacrati altari
il mio feroce cozzator lanuto,
quel sì nero, sì crespo e sì barbuto,
famoso tra le greggie e tra' caprari.
Quinci a l'uve, a le viti accorto impari
riverenza et onor lo stuol cornuto,
uso or col dente et or col corno acuto
romper gl'innesti tuoi più dolci e cari.
Ecco d'edre e corimbi il capo cinto
cader tel vedi a piè sbranato et arso,
santo vermiglio dio, che Tebe onori.
Et ecco, il foco del suo sangue tinto,
per doppiar lume agli odorati ardori,
di soave Falerno ho tutto sparso.