Qualor cantando i tuoi selvaggi amori
spieghi, Dameta, in sì soavi accenti,
fermano il corso i fiumi, il volo i venti
e 'l capo per udirti alzano i fiori.
Lascia l'angue il venen, l'orsa i furori,
taccion gli augelli ad imparargli intenti,
il pasco per dolcezza oblian gli armenti
e le cime al tuo crin piegan gli allori.
Se sparso avesse sì leggiadre note
Minerva allor che 'n chiaro fonte adorno
si vide al rozo suon gonfie le gote,
già sì crucciosa non avria quel giorno
rotto la canna, che 'n tua man far pote
a le cetre, a le trombe invidia e scorno.