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1569–1625

56

Giovambattista Marino

Qualor cantando i tuoi selvaggi amori spieghi, Dameta, in sì soavi accenti, fermano il corso i fiumi, il volo i venti e 'l capo per udirti alzano i fiori.

Lascia l'angue il venen, l'orsa i furori, taccion gli augelli ad imparargli intenti, il pasco per dolcezza oblian gli armenti e le cime al tuo crin piegan gli allori.

Se sparso avesse sì leggiadre note Minerva allor che 'n chiaro fonte adorno si vide al rozo suon gonfie le gote, già sì crucciosa non avria quel giorno

rotto la canna, che 'n tua man far pote a le cetre, a le trombe invidia e scorno.

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56 · Giovambattista Marino · Poetry Cove