Folle pensier, ch'ador ador ten vai
da me lontano, e tacito e furtivo
da quel volto leggiadro e fuggitivo,
ove ti mena Amor, partir non sai:
tu là pur lieto a vagheggiar ti stai
de' begli occhi la luce, ond'io son privo;
et ebro di piacer, di pianto schivo
di rivolgerti a me non pensi mai:
torna a l'albergo tuo dolce natio,
e teco (ond'abbia l'alma alcun riposo)
pieghi omai l'ale il rapido desio.
O me più folle, o stato aspro e doglioso:
chi fu mai più di me misero, s'io
son del proprio pensier fatto geloso?