Qualor di vagheggiar desio mi spinge
quella ch'ha di mia vita eterno impero,
Amor nel vago e cupido pensiero
quasi visibilmente a me la finge.
E 'l sembiante gentil forma e dipinge
con sì vivi color, sì pari al vero,
che lunge il cor dal caro obietto altero
pur come presso, a sospirar costringe.
Ei novo Zeusi, a l'oriente tolto
l'oro, l'ostro a l'Aurora, i raggi al sole,
il bel crin ne figura, e gli occhi, e 'l volto.
Ma poiché le dolcissime parole
l'alma non ode, – Ahi (dice) il pensier stolto
schernir anch'egli e tormentar mi vole? –